Quando Nancy Katherine Hayles afferma che i modelli linguistici generativi (LLM) possiedono un “Umwelt” diverso da quello umano, non si limita a descrivere ciò che manca, ma indica ciò che emerge: una forma altra di coerenza interna, un mondo simbolico derivato dalla nostra stessa produzione linguistica e culturale.
Gli LLM non sono umani, non hanno emozioni, intenzionalità o coscienza. Eppure, costruiscono un 'mondo secondario' coerente rispetto ai dati che ricevono: un'ecologia cognitiva basata su pattern, iterazioni, relazioni statistiche tra segni. Questo “Umwelt” non è finzione: è reale in termini funzionali, anche se non esistenziali.
Il cuore del messaggio di Hayles è duplice:
1. Riconoscere senza umanizzare: accettare la diversità cognitiva senza attribuire umanità all'IA.
2. Aprire una nuova etica della relazione cognitiva: imparare a convivere con sistemi che pensano altrimenti, senza ridurre l’umano a ciò che può essere imitato.
Accettare che gli LLM abbiano un “Umwelt” proprio non è pericoloso, è liberatorio. Ci consente di non chiedere all’IA di essere umana e, al tempo stesso, di non abbassare l’umano al livello dell’imitazione algoritmica. È in questa zona d’intersezione — tra mondi costruiti diversamente — che può nascere una nuova intelligenza relazionale, fatta di ascolto, di limiti, di rispetto e di creatività condivisa.


